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DECRETO CURA ITALIA: REQUISIZIONI IN USO O IN PROPRIETÀ
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L’emergenza Covid-19 si sta diffondendo sempre di più nel nostro Paese e il Governo, per far fronte alla situazione di difficoltà economica nella quale rischia di trovarsi l’intera Nazione, ha emanato una manovra definita “poderosa” che stanzia 25 miliardi di euro

I poteri dello Stato

Il nuovo decreto prevede non solo pene per chi non osserva le disposizioni, ma anche aiuti economici, fiscali e finanziari alle famiglie, imprese e lavoratori disciplinando inoltre i poteri dell’autorità pubblica. In particolare, l’art. 6 del decreto è rubricato “requisizioni in uso o in proprietà”cioè disciplina i casi in cui l’amministrazione può prendere un bene che appartenga a un cittadino, senza che questo possa opporsi. Tra i beni che l’amministrazione può “requisire” rientrano:

  • beni mobili (requisizione temporanea non superiore ai sei mesi): 
  • beni immobili. 

Quali tipologie di beni?

Tra i beni mobili che possono essere requisiti per un breve periodo rientrano tutti i beni utili alle cure o alla prevenzione: mascherine, materiale medico chirurgico, equipaggiamenti vari. Infatti, nella norma si fa riferimento a “requisizione in uso o in proprietà di presidi sanitari o medico-chirurgici, nonché di beni mobili di qualsiasi genere occorrenti per fronteggiare l’emergenza sanitaria”.

Per i beni immobili, si dispone invece che la requisizione può essere disposta con riferimento ad alberghi, ovvero altri palazzi o locali che siano idonei ad ospitare pazienti e personale medico. L’intento è quello di aumentare il più possibile i posti disponibili per la cura dei contagiati, considerando che ormai il sistema sanitario è al collasso. Ovviamente, ai proprietari dei beni requisiti verrà corrisposta una somma di denaro a titolo di “indennità”, calcolata in base al valore del bene o ai giorni di requisizione.

La finalità

Questo potere attribuito all’amministrazione è simile ai provvedimenti di “espropriazione”, con cui il soggetto pubblico toglie la proprietà di un bene a un soggetto privato per “motivi di pubblica utilità”, sempre dietro il pagamento di un’indennità. Se ne distingue perché in questo caso la requisizione ha un termine.

Lo scopo è chiaro: in situazioni di “interesse pubblico” come l’emergenza che stiamo vivendo, vi è il bisogno di strutture e di mezzi che lo stato può non avere (o magari non sono sufficienti). In questi casi specifici si devono ottenere dagli stessi cittadini, poiché l’esigenza sanitaria ha la priorità e dunque giustifica il sacrificio dei diritti privati per far fronte ai problemi in cui si ritrova l’intero Paese.

Avv. Nicola Ibba 

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